Obama: un’eredità a luci e ombre

L'eredità di Obama

In collaborazione con Comunicatorepubblico.it

Il 20 gennaio prossimo il primo Presidente “black” della storia degli Stati Uniti, Barack Obama, lascerà il destino di quella che rimane, nonostante tutto, la prima potenza globale al suo successore Donald J. Trump. Nel passaggio di cui tanto si è discusso, e che continueremo ad analizzare all’indomani dell’insediamento di Trump, un’attenzione particolare va concessa all’uomo che ha cercato di rendere possibile il sogno di un’America post razziale.

Il lascito di Obama in termini di comunicazione

Otto anni di Obama di cui possiamo provare a tracciare l’eredità, un tema sul quale naturalmente analisti e commentatori si dividono in modo drastico; un lascito che può essere letto anche in termini di comunicazione pubblica e politica. Proprio su alcuni dei temi più importanti che hanno connotato i mandati di Obama è possibile effettuare una valutazione che mette in rilievo (al di là dell’orientamento personale di ciascuno) il carattere innovativo anche dal punto di vista comunicativo delle sue politiche (che siano state realizzate oppure no per la durissima opposizione dei repubblicani).

Yes, we can

Dagli esordi, Obama ci ha calato in una dimensione ottimistica (e se vogliamo tipicamente americana) espressa attraverso il suo celeberrimo Yes, we can con cui ha cercato di proiettare in tutta la nazione il sogno di un’America inclusiva e alla portata di tutti. Quello che voleva essere un segnale di speranza e cambiamento ha finito per fornire “munizioni” a un pezzo del Paese che l’ha avvertito invece come un incubo. L’esito delle elezioni lo conferma: vi è stata una parte dell’elettorato che ha rigettato quell’idea di inclusione in nome della propria pretesa superiorità razziale.

Post-verità

Sempre dal punto di vista della comunicazione politica un’infelice eredità di Obama (suo malgrado) riguarda l’innalzamento dei toni polemici, l’esagerazione dello scontro e la violenza dei contrasti durante le campagne elettorali che il primo Presidente di colore si è trovato a fronteggiare. Quella che oggi viene definita “post-verità” è entrata in azione proprio per cercare di impedire l’elezione di Obama con accuse montate ad arte che andavano dall’indicarlo come musulmano nella ridicola vicenda relativa al suo certificato di nascita occultato secondo i propagandisti avversari per nasconderne le origini “non americane”. Tutto questo ha contribuito ulteriormente ad avvelenare il dibattito politico e a indebolire terribilmente quel carattere bipartisan e la condivisione dei valori di fondo tra le parti politiche che hanno costituito a lungo nel passato un connotato tipico della vita pubblica statunitense.

I Big data del campaigning elettorale

Tra i meriti del Presidente uscente nell’ambito della gestione delle informazioni vi è sicuramente la spinta all’affermarsi del movimento Open Data in ambito governativo, con la promulgazione della Direttiva sull’Open Government. La seconda vittoria di Obama nelle presidenziali ha reso tangibile il valore dei dati dal punto di vista del campaigning elettorale. Gli spin doctor del Presidente, proprio grazie ai Big data, sono riusciti a raccogliere informazioni sui singoli elettori, con una strategia volta a raggiungere gli indecisi, arrivando a profilarne varie fasce con un grado di precisione mai raggiunto prima di quel momento nella storia politica USA.

Obama care

L’”Obama care” ha rappresentato il caso forse per eccellenza di una politica rivestita di un valore simbolico eccezionale. Non per nulla Trump l’ha individuata come prima legge dell’amministrazione precedente da smantellare. La riforma obamiana varata il 23 marzo del 2010, ma entrata in vigore di fatto solo nel 2014, ha esteso la copertura sanitaria a quasi 20 milioni di cittadini statunitensi che non la possedevano trascinando però con sé una spesa pubblica elevatissima. L’esempio per antonomasia dell’eredità tra luci e ombre di Obama che ha tentato di ridurre le disuguaglianze della nazione, e ha fatto parecchio, non riuscendo però a soddisfare le aspettative altissime che la sua ascesa alla presidenza aveva suscitato innanzitutto tra le popolazione di colore.

Manuela Mondello