Cos’è la destra, cos’è la sinistra…

La seconda puntata di “Vieni via con me“, il programma condotto da Fabio Fazio e Roberto Saviano in onda su Rai 3, ha visto la presenza di Gianfranco Fini e Pierluigi Bersani, chiamati a leggere un elenco di valori rispettivamente di destra e di sinistra, quasi a rispondere idealmente all’indimenticato Giorgio Gaber e alla sua canzone DESTRA-SINISTRA.

La trascrizione dei due interventi è disponibile sui siti rispettivamente di Futuro e Libertà per l’Italia e del Partito Democratico.

Un primo, importante raffronto può essere dato dai tag cloud di Wordle.

[ad]Mentre nel tag cloud di Fini la parola “destra” domina l’immagine, in quello di Bersani non avviene lo stesso con la parola “sinistra” (anche se a volte il segretario del Partito Democratico parla di “progressisti”). Se, probabilmente, questa situazione deriva dall’impostazione data dai leader ai due elenchi, nella scelta di Gianfranco Fini si legge la volontà, oltre che di elencare temi e valori, di legarli esplicitamente alla parola “destra”. Il ruolo di Fini di traghettatore dalla concezione berlusconiana della destra ad un’accezione più europea e moderata ben si sposa con la necessità di costruire l’identità tra lo schieramento ed i valori che esso intende rappresentare.

Il secondo elemento di spicco che emerge dai tag cloud è la differente complessità delle due immagini: Fini usa in maniera quasi martellante – e più adatta forse alle caratteristiche di “Vieni via con me” – alcuni concetti, lasciando ai margini le altre parole; Bersani si mostra più articolato, non si hanno stacchi così netti tra parole ricorrenti e parole rare, ma una discesa più graduale che fa assomigliare maggiormente il suo elenco ad un discorso articolato.

I sostantivi più utilizzati da Fini, esclusa “destra”, sono riferimenti identitari come “Italia”, “Italiani”, “Stato” o “cittadini”, mentre in termini di tematiche politiche spiccano “uguaglianza”, “lavoro”, “merito” e “fiducia”. Per Bersani i temi identitari sono invece “vita”, “uomo” e “mondo”, mentre i temi più trattati risultano essere il “lavoro” ed il “precariato”, gli “immigrati” e in generale i “deboli”, l'”economia” ed il “mercato”, la “donna”.
Molto interessante inoltre è il confronto tra i verbi utilizzati. Tra gli ausiliari, in Fini domina il verbo “essere”, mentre Bersani equilibra quasi perfettamente “essere” ed “avere”. A destra predominano poi “dovere” e “volere”, mentre a sinistra spicca “potere” seguito da “dovere”, “volere” e “fare”.
Molte conferme, quindi, ed alcune sorprese: se non stupisce che l’Italia ed il patriottismo siano di casa a destra, in qualche modo colpisce che l'”uguaglianza” sia una parola di spicco tra quelle usate da Fini. Lo slancio verso il futuro, il sogno, l’ideale, il “volere” insomma, smette di essere retaggio della sinistra per diventare il secondo verbo più utilizzato da Fini, mentre Bersani lo soppianta dal “potere”.
Le attuali condizioni italiane più che la naturale evoluzione delle ideologie giustificano in parte questi rovesciamenti: Fini, più che descrivere la destra presente, narra la destra del futuro, con toni quasi idealistici; una destra in costruzione, dove il desiderio e l’ideale contano tantissimo. La sinistra invece si configura in Italia come la formazione della laicità e della libertà di scelta, e questo è il motivo della predominanza del verbo “potere”.

Entrando nel dettaglio dei discorsi pronunciati, è evidente che entrambi i politici hanno utilizzato la passerella offerta da “Vieni via con me” più come piattaforma per lanciare appelli relativi al contesto attuale italiano che per offrire una reale definizione di destra e sinistra.

(per continuare la lettura cliccare su “2”)


[ad]Questo è particolarmente evidente per Fini ed il suo desiderio di definire le prerogative ed i confini della destra non berlusconiana: orgoglio per il Paese e per i militari che lo rappresentano, senso delle istituzioni e rispetto delle istituzioni. Stato leggero e garante dei diritti dell’eguaglianza dei cittadini e custode del criterio meritocratico. Il voltafaccia rispetto al ventennio berlusconiano è evidente in molti passaggi, dall’esortazione al rispetto delle istituzioni alla definizione di eroi per i magistrati Falcone e Borsellino. La fiducia nel futuro, più che un valore della destra in quanto tale, sembra essere una richiesta di fiducia al progetto finiano.
Da Bersani invece poche sorprese: difesa dei più deboli, solidarietà, lavoro, sanità e scuola pubblica, immigrazione, energia, testamento biologico. Di fatto un elenco ben radicato nella tradizione del comunismo e del cattolicesimo popolare; come Fini, però, anche Bersani usa la sua lista per un fine specifico, nel suo caso quello di definire con chiarezza le posizioni del PD su temi per i quali la voce del partito ha stentato per troppo tempo a sentirsi, soprattutto a causa delle differenti posizioni dei suoi esponenti.

Duole dire che il disegno di Fini e Bersani risulta poco convincente: da un lato il sogno di una destra che non c’è e che forse ci sarà in futuro, condito con un po’ di patriottismo forse troppo retorico; dall’altro una sinistra che potrebbe esserci e di fatto non si vede, schiacciata da mille problemi interni ed incapace per questa ragione di trovare una sintesi da offrire al Paese.

Matteo Patané

(Blog dell’autore: Città Democratica)