Russia: Enel-Berezkin, partnership energETICA

berezkin

In un mondo sempre più internazionalizzato, ed in una società sempre più interconnessa, incredibilmente difficile risulta controllare le azioni di ogni singolo individuo. Qualora poi gli individui da monitorare assumano ingente dimensione numerica, necessario diventa intensificare enormemente gli sforzi. Così, le grandi organizzazioni, cercando di evitare possibili imbarazzi e provando a garantire omogeneità ai propri principi aziendali, istituiscono Codici Etici volti a suggerire una conformità nel comportamento dei propri collaboratori. Anche Enel, prima azienda italiana e seconda europea nel mercato dell’energia elettrica, attentissima alle dinamiche di corporate governance, ha redatto il suo.

[ad]Considerate le molteplici partnership internazionali si è premurata quindi di estendere la propria “disciplina” alla totalità dei suoi stakeholder, ossia “coloro che compiono investimenti connessi all’attività di Enel, in primo luogo gli azionisti e, quindi, i collaboratori, i clienti, i fornitori e i partner”, dettagliando oltre “in senso allargato sono stakeholder tutti quei singoli o gruppi, nonché le organizzazioni e le istituzioni che li rappresentano, i cui interessi sono influenzati dagli effetti diretti e indiretti delle attività di Enel”. Ha tenuto inoltre a precisare che “il Codice è il manuale di comportamento e il pilastro della Corporate Social Responsability di Enel”, sottolineando “costituisce da sempre una colonna portante della nostra strategia di sostenibilità e diventa una vera carta di identità di tutti noi, donne e uomini, di Enel e di tutte le persone che lavorano con noi”.

Sarà la mancata traduzione in russo o una negligenza dovuta a sbadataggine ma Grigory Berezkin, oligarca russo e partner Enel, non sembra aver interiorizzato nessuna delle direttive promosse dal Codice Etico. Egli, proprietario del gruppo energetico Esn, ha infatti costruito la propria carriera borderline con lo spiccio pragmatismo degli uomini d’affari moscoviti, capace di miscelare zone d’ombra economiche ad affinità politiche, danzando sulle lucrose note dei conflitti di interesse. Impunito dall’arbitrario procedere del sistema giudiziario russo, Berezkin ha mosso i primi passi nel settore della distribuzione alimentare, creando Sedmoi Kontinent, oggi prima catena di supermercati russa, e dirottando successivamente le proprie mire verso il più redditizio mercato dell’energia. Lo stretto legame con Roman Abramovich, e il rigoglioso periodo delle privatizzazioni selvagge implementate da Boris Eltsin, ne ha accompagnato l’ascesa, conducendolo a capo di svariate imprese del settore energetico pubblico (KomiTEK, Mesco, Komineft). Nel 1997, acquisendo quote in Evroseverneft (38%) e Sb-Trust (29%) ha intrapreso la sua personale scalata, gettando le redditizie basi dell’odierno successo del suo Esn Group.

Nel biennio successivo si è insediato inoltre a capo di Ukhtabank, partecipata del gruppo Bank Petrocommerce, facente capo a compagnie offshore cipriote e recitante il ruolo di banca di riferimento di Lukoil, seconda compagnia del mercato petrolifero russo. Nel 1999, durante il suo mandato in Ukhtabank, ha  esercitato il ruolo di “intermediario indipendente” nella lucrosa vendita di KomiTEK, compagnia della quale aveva assunto il comando, a Lukoil, cliente di riferimento del gruppo bancario di cui faceva parte Ukhtabank, fissando un prezzo di 500 mln di dollari, ritenuto dagli osservatori a dir poco di favore, e incassando un premio di 120 mln.

(per continuare la lettura cliccare su “2”)

Nel triennio 2004-2007 è diventato inoltre contemporaneo membro (pubblico) del board dirigenziale e investitore (privato) della compagnia statale RAO UES, operante attraverso una rete di sussidiarie lungo l’intera filiera del mercato energetico russo, intrecciando, nell’esercizio delle sue mansioni, adempimenti pubblici ad affari personali, accentuando così il palese conflitto di interesse. Nel giugno 2004, infine, ha allargato gli orizzonti siglando il contratto che lo ha reso partner di Enel e quindi, teoricamente, soggetto al suddetto Codice Etico. Attraverso una gara pubblica, la compagnia italiana si è infatti aggiudicata in partnership con il gruppo Esn la gestione della centrale elettrica North-West Thermal Power Plant (NWTPP) di San Pietroburgo, sancendo così la sua entrata nel mercato russo. La collaborazione si è rinforzata il 21 giugno del 2006 quando Enel ha acquisito il 49,5% delle quote in Rusenergosybt (Res), partecipata del gruppo dell’oligarca e principale trader energetico russo, fornitore del mercato domestico oltre che di importanti clienti quali Gazprom e Rosneft. La partnership, “coerentemente” ai principi del Codice Etico e in barba alle rispettive fiscalità nazionali, è stata conclusa in terra olandese dove la controllata Enel Investment Holding ha sancito la sua partecipazione in Res Holding, società olandese detentrice del 100% di Rusenergosybt.

L’anno successivo, il vincente binomio Enel-Berezkin ha trovato ultimo momentaneo consolidamento attraverso l’entrata di Enel in OGK-5, ieri sussidiaria di RAO UES, holding nel quale assetto dirigenziale ed azionario l’oligarca presenziava, ed oggi partecipata (56,43%) di Enel, definita “il passo di maggior rilievo nella strategia di espansione in Russia”.

Concludendo la sua introduzione ai principi generali dell’azienda, il Codice Etico di Enel, ammonisce: “nella condotta degli affari i comportamenti non etici compromettono il rapporto di fiducia tra Enel e i suoi stakeholder” . Un incremento di ricavi di 302 mln di euro (2011) costituisce sufficiente deroga?